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L’innovazione non è solo tecnologia, ma capacità di utilizzarla per creare valore.

01 apr 2026

COMUNICATI
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Piero Porcaro: dal laboratorio al mercato, la ricerca come leva di sviluppo.

Autore: Francesca Zamparelli

Dietro ogni percorso imprenditoriale c’è una visione. E quando quella visione diventa azione, può trasformarsi in un modello. È su questo che si muove l’esperienza di Piero Porcaro, fondatore e CEO di Tecnobios e vicepresidente di Confindustria Benevento con delega a Ricerca e Sviluppo.

Il percorso di Tecnobios affonda le sue radici nel 1986, con la nascita di Ecobios società semplice, primo nucleo da cui nel 1989 prende vita Tecnobios come centro di analisi ambientali a Benevento. Fin dall’inizio, l’azienda sviluppa competenze tecniche e scientifiche orientate all’applicazione concreta, costruendo nel tempo una solida base metodologica fondata su rigore scientifico e qualità operativa. Nel tempo, queste competenze hanno consentito di espandere la propria attività anche a livello globale. Su questa base l’azienda ha progressivamente ampliato le proprie attività, affiancando ai servizi tradizionali nuove aree ad alto contenuto tecnologico e costruendo un modello organizzativo in cui la ricerca non resta confinata al laboratorio, ma viene tradotta in sviluppo industriale, innovazione di prodotto e trasferimento tecnologico.

«L’azienda del XXI secolo è quella che investe in innovazione e riesce a integrarla nel contesto in cui opera», sottolinea Porcaro. Una visione che ha guidato l’evoluzione di Tecnobios, portando l’azienda ad affiancare progressivamente alle attività tradizionali un investimento strutturato in ricerca e sviluppo. 

L’apertura ai contesti internazionali ha rappresentato un passaggio fondamentale in questo percorso di evoluzione. Il confronto con realtà diverse ha permesso di acquisire nuove metodologie e approcci, contribuendo a rafforzare una capacità sempre più concreta di fare ricerca applicata e trasferimento tecnologico. Non ricerca fine a sé stessa, ma conoscenza capace di generare soluzioni, il punto di partenza dello sviluppo.

Per Porcaro, innovare significa prima di tutto integrare. Integrare competenze, mettere in relazione ambiti diversi, costruire un approccio multidisciplinare. Biotecnologie, ambiente, etica, tecnologie digitali: non compartimenti distinti, ma parti di un unico sistema. È da questa contaminazione che nascono soluzioni reali, trasferibili, capaci di arrivare al mercato. La complessità delle sfide attuali richiede infatti la capacità di mettere in relazione competenze eterogenee — dalle biotecnologie alle analisi ambientali, fino alle tecnologie digitali — superando la logica dei compartimenti stagni. È in questa integrazione che la ricerca esprime il suo massimo potenziale, trasformandosi in soluzioni concrete e trasferibili.

All’interno di questa visione si inserisce anche l’intelligenza artificiale, che non viene interpretata come sostituto dell’uomo, ma come uno strumento a supporto della ricerca stessa: un acceleratore capace di migliorare, rendere più efficienti i processi e aumentare la capacità di generare innovazione.

È una visione che si riflette anche nel ruolo di Piero Porcaro come vicepresidente di Confindustria Benevento con delega a Ricerca e Sviluppo. L’obiettivo è chiaro: rafforzare il legame tra ricerca e impresa, favorendo un modello in cui l’innovazione non sia episodica, ma strutturale.

In questo contesto, il concetto di open innovation diventa centrale. La ricerca non può essere sviluppata in modo isolato, ma deve nascere dal confronto continuo tra imprese, università e organismi di ricerca. È in questa rete di relazioni che si costruiscono le condizioni per uno sviluppo reale e duraturo.

I bandi di ricerca rappresentano uno degli strumenti più efficaci per rendere concreta questa visione. Non sono soltanto opportunità di finanziamento, ma veri e propri dispositivi di connessione tra mondi che troppo spesso procedono in parallelo: quello delle imprese e quello della ricerca. In particolare, possono favorire la nascita di sinergie tra aziende del sistema Confindustria, università e organismi di ricerca pubblici, creando le condizioni per trasformare competenze, idee e risultati scientifici in applicazioni reali. In questo senso, il vincolo normativo che prevede la collaborazione tra soggetti pubblici e privati non va letto come un adempimento formale, ma come un’occasione strategica. «I bandi non devono essere visti solo come una fonte di risorse, ma come un’opportunità per costruire relazioni, mettere insieme competenze diverse e fare in modo che la ricerca produca un impatto concreto sulle imprese e sul territorio», osserva Porcaro. È proprio in questa capacità di creare rete che i bandi possono diventare uno strumento di trasferimento tecnologico e un acceleratore di innovazione, soprattutto per le PMI che da sole avrebbero maggiori difficoltà ad accedere a competenze e percorsi strutturati di sviluppo. 

La sfida è costruire un ecosistema in cui la ricerca applicata diventi un patrimonio condiviso, capace di generare valore, competitività e sviluppo per il territorio. Ed è proprio su questo che si concentra l’impegno di Porcaro: rendere la ricerca un elemento accessibile e concreto per le imprese, in particolare per le PMI, trasformandola da opportunità a leva reale di crescita.

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